Quaresima – Sabato 18 Marzo (Lc 15, 1-3. 11-32)

Le figure centrali del Vangelo di oggi sono un padre e due figli, ma come spesso capita oggi, anche qui i ruoli non sono ben definiti. Il figlio minore prende tutto ciò che gli spetta, come se gli fosse dovuto e non donato, e si allontana; il figlio maggiore rimane a casa, ma si sente schiavo, non figlio. 

E noi dove siamo? Dove stiamo andando?
“Io sto alla porta e busso” dice il Signore. 

Non importa dove tu sia ora, dove sei stato, Dio c’è, anche nella strada deserta in cui ci mettiamo,  anche nelle nostre fatiche.

​”Quando era ancora lontano, il Padre lo vide”. 

Dio ci vede anche se ci siamo allontanati  da Lui, divenendo estranei anche a noi stessi, anche vestiti dei nostri sbagli e dei nostri peccati. Noi, nella nostra umanità ci allontaniamo, credendo di poter gestire una vita che però non viene da noi, ma Dio non smette di essere casa, famiglia, fratello, padre. 

Occorre tornare al cuore, fare un passo avanti, dire un “sì” faticoso e a volte doloroso, ed Egli ci correrà incontro perché Dio è Amore e l’amore non abbandona.

Quaresima -Venerdì 17 Marzo (Mt 21,33-43.45)

Non sa che fare, il Signore Gesù. Ha raccontato il vero volto di Dio, ha accompagnato le sue parole con gesti profetici ed eclatanti, con una commovente coerenza.
Ma non è servito: una crescente ostilità sta mettendo in discussione ogni sua parola, ogni sua scelta.
I sacerdoti e i devoti del tempo lo contrastano perché non amano mettersi in discussione.
Non si aspettava una tale reazione, il Maestro, e si interroga su cosa fare. Prende in prestito la tragica parabola della vigna, che il suo uditorio conosce bene, e chiede loro un consiglio: cosa deve fare il padrone?
Non si accorgono che proprio di loro e della loro durezza sta parlando, e anche della nostra… che sono proprio loro i vignaioli che non riconoscono né i servi né il figlio.

E urlano: giustizia! Vendetta! Morte!

Così dovrebbe fare Dio con loro, con noi, e invece non lo farà. Dio non è come gli uomini, il suo giudizio è diverso, le sue scelte incomprensibili.
Andrà fino in fondo sperando che, davanti a quella croce, tutti noi finalmente ci convertiamo ed impariamo ad amarci come Lui ci ha amato

Quaresima – Mercoledì 15 Marzo (Mt 20, 17-28)


La croce è sempre presente nel cuore di Gesù. È la meta della sua vita. Sarà un sacrificio liberamente offerto, e non solo un martirio: Gesù ben lo mostra annunciando con precisione ai suoi apostoli che cosa gli sarebbe accaduto. Certo, egli aggiunge che “il terzo giorno risusciterà”, ma si sente che ora è tutto rivolto alla passione che si avvicina. I sentimenti di Giacomo, di Giovanni e della loro madre appaiono molto umani. Questo bisogno di gloria, questo bisogno di apparire, esiste in ciascuno di noi. Il nostro io resta sempre più o meno occupato dal desiderio di dominare. Ma Gesù ci avverte come avverte Giacomo e Giovanni: se vogliamo essere con lui nella sua gloria, dobbiamo bere per intero il suo calice, cioè dobbiamo anche noi morire, fare la volontà del Padre, portare la nostra croce seguendo Gesù, senza cercare di sapere prima quale sia il nostro posto nel suo regno.

La reazione di sdegno degli altri dieci discepoli è anch’essa molto umana. E Gesù, seriamente, li invita a un rovesciamento totale di valori. Nella nuova comunità per la quale egli sta per dare la vita, il primo sarà l’ultimo, “appunto come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti”. Chiediamo la grazia di divenire servi, e servi davvero umili, pronti a soffrire e a sacrificarsi.

Quaresima – Martedì 14 Marzo (Mt 23,1-12)

In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: 

«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito. 
Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente. 
Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo. 
Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».

Questo è uno di quei vangeli scomodi, non c’è niente da fare, ogni volta che lo si legge lo senti che non riesci a digerirlo facilmente. Questo è in particolare per coloro che sono in un cammino di fede perché una delle tentazioni più grandi in assoluto e il sentirsi arrivati, il sentirsi bravi, il poter finalmente fare noi l’omelia perché abbiamo capito. Il sederci in cattedra per raccogliere applausi e approvazione, o anche più semplicemente per avere un ruolo e venir riconosciuti come “quelli che” è una tentazione grande…ma è la conferma che ancora non abbiamo capito nulla dell’insegnamento di Cristo! Perché Gesù è il maestro, ma come cattedra ha la croce. E’ da lì che insegna come amare, dal punto più basso e lontano dagli applausi della gente e dei benpensanti, ma dal punto più vicino al cuore di chi soffre e cerca il suo volto.

Quaresima – Lunedì 13 Marzo (Lc 6, 36-38)

 

Nel Vangelo di oggi Gesù ci invita ad imitare il nostro Padre celeste, che usa misericordia verso TUTTI.  L’immensa misericordia di Dio è strabiliante! Essa infatti è un dono gratuito ed immeritato, che si manifesta con un’intensità inattesa ed insperata proprio nel momento in cui meno lo meriteremmo, cioè nel momento del peccato, in cui smettiamo di amare e facciamo invece posto nel nostro cuore al giudizio e alla condanna. Così come Dio ci ama senza misura e senza calcoli, allo stesso modo dovremmo fare noi con il nostro prossimo, accogliendolo con pazienza e bontà.

Che la misericordia caratterizzi la nostra fede e la giornata che sta iniziando!