Quaresima – Giovedì 30 Marzo (Gv 5, 31-47)

Di quanti altri segni abbiamo bisogno per credere? Quanti ancora devono annunciare il Regno?
Questo è quello che ci chiede Gesù, di quanti testimoni abbiamo bisogno per fidarci di Dio?

E’ stato annunciato da molti, per ultimo Giovanni, ma coloro che scrutano le scritture vi leggono quello che vogliono, quello che è più comodo. Lo facciamo anche noi, quando ci creiamo una fede ad hoc per noi, su misura, quello che non ci piace lo togliamo. E’ più comodo così, perché la fede che ci chiede Cristo è difficile da costruire, sono necessari dei tagli, dei sacrifici. Non vogliamo perdere le cose che ci fanno sentire sicuri.

I dottori della legge hanno paura del messaggio di Gesù, perché va a scardinare la struttura che hanno costruito nel tempo. Una struttura basata sul timore, sulla paura invece che sull’Amore che Gesù è venuto ad annunciare. Lui ci vuole dire che il Regno è già qui, ma il popolo non è pronto.
L’ultima testimonianza che abbiamo dell’amore Dio è suo Figlio fatto carne per noi, per la nostra salvezza, tutto il resto non è più necessario, la vera testimonianza di Dio è Dio stesso, che parla a te con la sua bocca, senza intermediari che possano cambiare il suo annuncio a proprio piacimento.

 

Quaresima -Venerdì 17 Marzo (Mt 21,33-43.45)

Non sa che fare, il Signore Gesù. Ha raccontato il vero volto di Dio, ha accompagnato le sue parole con gesti profetici ed eclatanti, con una commovente coerenza.
Ma non è servito: una crescente ostilità sta mettendo in discussione ogni sua parola, ogni sua scelta.
I sacerdoti e i devoti del tempo lo contrastano perché non amano mettersi in discussione.
Non si aspettava una tale reazione, il Maestro, e si interroga su cosa fare. Prende in prestito la tragica parabola della vigna, che il suo uditorio conosce bene, e chiede loro un consiglio: cosa deve fare il padrone?
Non si accorgono che proprio di loro e della loro durezza sta parlando, e anche della nostra… che sono proprio loro i vignaioli che non riconoscono né i servi né il figlio.

E urlano: giustizia! Vendetta! Morte!

Così dovrebbe fare Dio con loro, con noi, e invece non lo farà. Dio non è come gli uomini, il suo giudizio è diverso, le sue scelte incomprensibili.
Andrà fino in fondo sperando che, davanti a quella croce, tutti noi finalmente ci convertiamo ed impariamo ad amarci come Lui ci ha amato

Quaresima – Sabato 11 Marzo 

​Il Vangelo di oggi ci mette di fronte a una domanda precisa: in che cosa ci distinguiamo dagli altri, dai pubblicani, dai pagani? Cosa rende unica la nostra missione? 

Gesù ci invita ad amare il nostro prossimo in modo incondizionato, cosa impossibile all’uomo ma possibile a Dio perché la sua non è una logica della giustizia ma dell’amore. 

Questo brano mi fa pensare al quinto comandamento: “Non uccidere”. Ma cosa vuol dire? Spegnere una vita significa spegnerne il fondamento d’amore, attraverso il pregiudizio, l’indifferenza, la maldicenza, lo sguardo rivolto unicamente su se stessi, cose che facciamo e subiamo quotidianamente. 

Ma Dio è relazione e quando ci si lascia attraversare dal Suo sguardo d’amore, quando ci si fida e ci si affida a questo sguardo, riceviamo occhi nuovi per ammirare la bellezza di cui siamo parte, seppur imperfetta a volte, mani nuove per essere una carezza per la vita degli altri, una Parola nuova per essere veri testimoni, e un cuore nuovo che, anche ferito, sappia essere feritoia attraverso cui accogliere e diffondere la luce che solo un amore del genere è in grado di avere.

Quaresima – Venerdì 10 Marzo (Mt 5, 20-26)

Nel testo del vangelo di oggi Matteo ci indica come Gesù interpreta e spiega la Legge di Dio.
L’atteggiamento di Gesù dinanzi alla legge è, nello stesso tempo, di rottura e di continuità. Rompe con le interpretazioni sbagliate, ma mantiene fermo l’obiettivo che la legge deve raggiungere: la pratica della maggiore giustizia, che è l’Amore.
Per Gesù, la giustizia non viene da ciò che faccio per Dio osservando la legge, bensì da ciò che Dio fa per me, accogliendomi come un figlio, una figlia.
Ciò vuol dire: sarò giusto davanti a Dio quando cercherò di accogliere e perdonare le persone come Dio mi accoglie e mi perdona, malgrado i miei difetti e i miei peccati.
La legge dice “Non uccidere!” Per osservare pienamente questo comandamento non basta evitare l’assassinio.
Bisogna evitare qualsiasi atteggiamento che “uccida” il nostro prossimo: insulti, mormorazioni, pettegolezzi, bullismo, indifferenza…
In altre parole l’unico modo per non uccidere qualcuno è Amarlo…
La giustizia di Dio non è “giusta” secondo il punto di vista umano.

Gesù passeggiando per la strada della tua città incontra due poveri che chiedono l’elemosina. Al primo dà un panino, al secondo cinque.
Noi subito grideremmo allo scandalo… anche Gesù fa preferenze? Non è “giusto”…
Ma il primo era riuscito a mangiare qualche ora prima, mentre il secondo erano tre giorni che non toccava cibo…