In questo giorno stiamo semplicemente davanti alla croce ad ammirare un amore a volte difficile da comprendere…
l’Amore più grande
Venerdì Santo
VANGELO DEL GIORNO: (Gv 19, 25-30)
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!».
Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.
Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca.
Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.
COMMENTO a cura di Matteo Truffelli, Presidente nazionale dell’Azione Cattolica Italiana
Sembra l’ora della resa. Tutto è finito. La vita di Gesù, i sogni grandi, tutte le promesse sembrano inchiodate sulla Croce. Non c’è più spazio per la speranza. Sembra aver vinto l’odio, la gelosia, la paura. Cosa rimane di quel Gesù che viveva di gesti di amore, di accoglienza, di benedizione, di perdono, di guarigione?
Ora Gesù è in croce, apparentemente sconfitto. Basta cuori che sussultano, basta folle che ascoltano in silenzio un nuovo modo di vivere.
Le folle se ne sono andate. Gesù è rimasto solo. Poche persone sono lì accanto a lui, con il cuore triste e tanta paura.
Ma il versetto che abbiamo ascoltato non è solo una fine. È un inizio.
Ci sono due verbi, “è compiuto” e “consegnò”, che riescono a disegnare nuove vie per ritornare ad amare e a vivere.
Sono i verbi dell’obbedienza, dell’affidamento totale, dell’amore incondizionato, della fiducia nei confronti di Dio.
Due verbi che dicono: ho dato tutto quello che avevo, ho amato fino ad allargare il cuore, ho respirato tutti i respiri della vita che Tu mi hai donato e ora posso allargare le braccia, non in segno di resa, ma di abbandono totale e fiducioso.
È l’abbandono del figlio, non quello del condannato.
Allora in questo giorno santo, ognuno di noi è chiamato a misurarsi sulla sua capacità di amare, sul suo allargare le braccia per accogliere tutti. Sulla sua capacità di affidarsi e consegnarsi.
La nostra vita si svolge tra questi due verbi, compiere e consegnare. P
erché ogni cosa che noi compiamo nella vita è anche una consegna di speranza che mettiamo nel cuore degli altri.
Giovedì Santo
Quaresima 24 Marzo
VANGELO DEL GIORNO: (Gv 13,1-15)
Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. Mentre cenavano, quando gia il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo». Gli disse Simon Pietro: «Non mi laverai mai i piedi!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me».Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e il capo!».Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto mondo; e voi siete mondi, ma non tutti».Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete mondi».
Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Sapete ciò che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono.Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi.
COMMENTO a cura di don Ivan Maffeis, Direttore dell’Ufficio nazionale per le Comunicazioni sociali
Ricordi? Quaranta giorni fa, con un po’ di cenere tra i capelli, abbiamo iniziato il cammino della Quaresima.
Oggi è Giovedì Santo, il giorno della Cena, quando Gesù si lega per sempre ai suoi nel segno del pane e del vino: “Questo è il mio corpo, dato per voi”.
La tentazione spesso ricorrente è quella di fermarsi a celebrare un rito, un culto: ma ci accorgiamo che sarebbe privarsi del significato profondo, di questa presenza del Signore.
Per evitarci questo rischio, il Vangelo tiene strettamente unito il racconto della Cena con quello della lavanda dei piedi: ci aiuta così a far memoria che dal pane e dal vino che Gesù ci lascia – dall’Eucaristia – sgorga un’esistenza che prolunga nel tempo quel Suo stile di vita; nasce la nostra capacità di servizio, di carità, di amore fraterno.
E la tua celebrazione che effetto produce?
Verso quale meta orienta i tuoi passi quotidiani?
Ti porta a deporre le vesti dell’ambizione e della rivalità, la logica dei primi posti, per cingerti anche tu del grembiule del servizio, sapendo che passa da qui, e solo da qui, la via di una vita davvero riuscita?
Quaresima 23 Marzo
VANGELO DEL GIORNO: (Mt 26,14-25)
In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariòta, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnare Gesù.
Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate tin città, da un tale, e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.
Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».
COMMENTO a cura di don Tony Drazza, Assistente Nazionale del settore giovani di Azione Cattolica
La sera è la parte della giornata in cui si smette di fare delle cose e si apre un tempo “altro” che dovrebbe riportare i nostri cuori alla lentezza e cominciare a riassaporare le cose della vita. La sera è il momento in cui ognuno di noi cerca, e spero trovi, un po’ di relax, dopo le fatiche della giornata. La sera con il buio ti fa vedere le cose da un altro punto di vista, che è più intimo, più attento, più profondo.
Ci sono cose profonde che si vedono solo quando intorno a te, a noi, c’è il buio. È il tempo delle domande più profonde, della ricerca delle cose che contano e delle risposte inseguite durante tutto il giorno. Mi sembra che la sera sia il tempo dell’amore vero, delle parole dolci sussurrate nell’orecchio dell’amata, dei discorsi che danno senso alla vita. In questa sera così intima Gesù decide di far sedere i suoi amici, i compagni di tanti viaggi, che con Lui hanno cercato di far vedere Dio agli altri; in questa sera Gesù si siede con loro. Non è il tempo di incontri e di fare miracoli, è solo il tempo di sussurrare nel cuore dei discepoli e di affidarsi al loro cuore.
Gesù si è accorto che intorno a Lui c’è aria pesante e anche qualche discepolo non riesce a nascondere la pesantezza di questo momento. Spesso anche noi, come i discepoli, facciamo fatica a nascondere le preoccupazioni della vita.
Ma ancora una volta Gesù offre ai discepoli un’altra, un’altra possibilità di vivere le pesantezze. In una sera così drammatica, triste e a volte angosciata invece di prepararsi, di arrabbiarsi, di pensare che con qualcuno dei discepoli aveva fallito, chiede di sedersi a tavola, luogo dell’amicizia intima, della familiarità ordinaria e dona quel poco che era rimasto della sua vita.
Allora la tavola diventa per noi oggi una nuova possibilità per consegnare ad altri le nostre storie più profonde, i nostri desideri più nascosti. La tavola diventa il luogo in cui ogni uomo può essere ristorato; la tavola diventa il luogo dove accogliere tutti, dove con tutti provare a riprendere il cammino, con libertà e senza alcuna minaccia.
La tavola diventa il luogo della decisione libera di seguire Gesù o andar via.
Ora, in questa settimana, in questi giorni santi tocca a te decidere dove stare: o rimanere seduto accanto a Gesù per poter ripartire nonostante il tradimento o alzarti, andare via, e scegliere di legare il tuo cuore ad altro.

