Quaresima- Giovedì 9 Marzo (Lc7, 7-12)

Ho riflettuto molte volte su questo Vangelo, e tutte le volte provo lo stesso sentimento di gratitudine e di incertezza.

Per spiegarci la Provvidenza, Gesù usa termini più vicini a noi,  paragoni che possiamo comprendere meglio, ma che nell’immediato non ci lasciano pienamente convinti delle sue affermazioni.
Ci dice di non essere timidi e incerti nel chiedere le cose al Padre, come bambini che tirano la gonna alla mamma. Molte volte, infatti, pregare Dio ci risulta difficile perché non siamo sicuri di quello che realmente vogliamo. Quando invece chiediamo con fermezza quello che vogliamo, i nostri desideri si scontrano con quelli che Dio ha per noi, come le richieste dei figli con le scelte dei genitori. Infatti, volere troppe cose significa non saper dare priorità, mentre chiedere qualcosa spinti da un desiderio immediato è sintomo del fatto che questo desiderio non è stato soppesato e meditato abbastanza.
Vi faccio l’esempio dei bambini nel negozio di giocattoli prima di Natale o del compleanno: questi vede tutto quello che è disponibile, ha tutto a portata di mano, a volte lo può provare, e salta da uno scaffale all’altro continuando a dire: “voglio questo, questo e quest’altro ancora”. E qui entrano in gioco i genitori che, armati di più pazienza e capacità di decidere, scelgono di non comprare niente e tornano a casa. Con il passare dei giorni ascoltano e interrogano il bambino su ciò che lo ha colpito di più, ed insieme decidono il meglio per lui.

Lo stesso fa il Padre con noi: ci fa fare esperienza del mondo, delle possibilità che abbiamo per il nostro futuro, ci fa meditare con la preghiera, con la Sua Parola su quello che può essere il nostro bene, ed infine ci mette del Suo per darci quello che è meglio.

Questo vale anche per la relazione con il prossimo, non dobbiamo essere timidi nel chiedere agli altri quello di cui abbiamo bisogno.
Perché la Provvidenza passa attraverso gli altri, non è qualcosa di mistico e intoccabile ma è la dimostrazione concreta dell’amore per il prossimo, e quanto più sapremo essere provvidenza per gli altri tanto più il Padre ne farà arrivare a noi.

 

Quaresima – Mercoledì 8 Marzo (LC 11,29-32)

Nel Vangelo do oggi incontriamo persone che chiedono dei segni, ma il nostro Dio non è un Dio che da spettacolo, chiedere segni vuol dire non fidarsi totalmente di Lui. 

E tu, in che Dio credi? 

Che immagine di Dio hai?

La tua fede su basa solo sui segni o sulla Parola?

Per riflettere su queste domande possiamo farci aiutare dal salmo 50

“Crea in me, o Dio, un cuore puro,

rinnova in me uno spirito saldo.

Non respingere dalla tua presenza

e non privarsi del tuo santo spirito.” 

Quaresima – Martedì 7 Marzo (Mt 6,7-15)

Questa mattina la Parola ci regala davvero una piccola perla, è un caffè che sveglia il cuore!

Dio ci conosce molto bene, conosce molto bene la nostra difficoltà nel credere in Lui e per questo ci offre suo figlio, conosce la nostra difficoltà nel pregare e ci insegna tramite Cristo come farlo. Dio come noi non vuole un amore a parole, Lui sogna un amore vero, di fatti credibili! Pregare per Gesù è vivere, vivere lasciando il timone a Dio perché sia fatta la sua volontà, vivere una vita che santifichi il Suo nome santificando in ogni momento i fratelli perché sono i doni più preziosi che abbiamo…ma soprattutto preghiera è vivere perdonando, preghiera vuol dire chiedere perdono e soprattutto il coraggio per riuscire a perdonare in ogni istante della vita.

Un vescovo rivoluzionario, don Tonino Bello, una volta disse: “La preghiera non è un modo di muovere le labbra, ma è un modo di vivere. Senza evasioni.”

Quaresima Prima Domenica – “Le tentazioni” (Mt 4,1-11)

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Alcune tentazioni sono figlie dei nostri bisogni. Alcuni artificiali, altri legittimi e universali.
Il tentatore lo sa bene.
Come dunque comportarci per non cadere nelle sue trappole, per evitare di ostinarci sui nostri bisogni, di vederli come assoluti?
In questa prima domenica di Quaresima, Gesù ce lo insegna, lui che fu “guidato dallo Spirito nel deserto”.
Facciamo fatica a immaginare l’intensità della sua preghiera, che gli fece dimenticare persino il bisogno di nutrirsi.
Eppure, il Vangelo ci invita a radicarci in lui, a cercare ciò che conta, prima di tutto.
A conoscere l’unione con Dio, portando con noi solo l’essenziale: il pane, la pace, il perdono, la fiducia.

È davvero quello che voglio? O mi lascerò tentare ancora da ciò di cui credo di avere assolutamente bisogno?

Quaresima – Venerdì 3 Marzo (Mt 9, 14-15)

La pratica del digiuno è una pratica dimenticata e guardata con un certo sospetto dal nostra società incapace di rinunce. Probabilmente la ragione consiste nel non vedere la ragione di una rinuncia come il cibo.
Eppure il digiuno, in tutte le religioni, ha un valore profondo, valore di rimando all’essenziale oltre che – come hanno scoperto in tempi recenti le scienze mediche – di purificazione dell’organismo e di alleggerimento della mente.
L’unico momento in cui qualcuno pensa di digiunare è in vista della prova costume estiva o per dover entrare in un vestito a qualche matrimonio…
Ed appunto il vangelo di oggi ci richiama al senso cristiano del digiuno che è quello dell’attesa dello sposo, di una visione nuziale della quaresima, come tensione al ritorno nella gloria del Signore Risorto.
Il digiuno cristiano, nei nostri tempi, ha assunto forme diverse, non necessariamente legate al cibo. Il venerdì, giorno di memoria della passione del Signore, può essere giorno di digiuno dalla televisione per stare a giocare con i figli o per leggere un buon libro.

L’importante è lo stile, il richiamo, la tensione verso lo sposo. Tutto ciò che ci può ricordare questa tensione è bene accetto agli occhi di Dio…

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