Quaresima – Sabato 4 Marzo (Lc 5, 27-32)

amore di Dio

Il Vangelo di oggi è una storia di vocazione. Gesù inizia la sua predicazione invitando quanti lo ascoltano a ravvedersi e ad accogliere il regno di Dio nella loro vita. Levi è un esattore delle tasse e per il suo lavoro è odiato ed escluso dalla vita religiosa, è un uomo disprezzato e rifiutato. Gesù a differenza dei religiosi non gli rivolge alcuna condanna, ma una parola di grazia, un semplice invito: <<Seguimi>>; un invito che potrebbe anche intimorire se non fosse accompagnato da uno sguardo di tenerezza. “Ed egli, lasciata ogni cosa, si alzò e si mise a seguirlo” (v.28). E noi siamo disposti ad accogliere la parola che Dio ha per noi? Questo brano ci ricorda che il Signore non chiede di entrare nella nostra vita in quanto mago con l’intenzione di eliminare i nostri mali e i nostri peccati, ma come medico per entrare nei nostri sepolcri e riportarvi la Vita, incomprensibile per la logica umana ma possibile al Suo sguardo d’amore. La Quaresima è un tempo favorevole per l’incontro con il Signore non come uomini giusti, ma come figli amati.

Pasqua

VANGELO DEL GIORNO: (Gv 20,1-9)

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.

Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».

Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.

Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.

Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

COMMENTO a cura di Mons. Tommaso Caputo, Arcivescovo di Pompei

Oggi è Pasqua! Celebriamo, nella gioia, la Domenica di Risurrezione. È il nuovo inizio. È “il primo giorno dopo il sabato”. Tutto rinasce. È la “nuova creazione”.
Cristo risorto, sigillo della novità, primogenito della creazione, viene ad inaugurare i tempi nuovi e definitivi.
Le parole di San Paolo ci aiutano a comprendere il senso profondo della Pasqua. Se la nostra fede ci lega al mistero di Cristo Risorto, dobbiamo sentirci attratti dalle cose di lassù: come cristiani, infatti, siamo chiamati a vivere in comunione con il Cristo della gloria.

Cercare le cose di lassù significa impegnarci a cercare, come ha fatto Gesù, ciò che davvero piace al Padre: le azioni che Egli ci chiede di desiderare e di compiere.
Ma la realtà di Cristo Risorto ha anche una dimensione di presenza interiore, perché «la nostra vita – quella vera – è nascosta con Cristo in Dio!». Possiamo dunque essere su questa terra sperimentando la novità di vita del Signore.
Quando viviamo con coerenza la nostra vita cristiana, sperimentiamo nella nostra persona la presenza di un Altro; ci sentiamo “innestati” in Cristo e partecipi, sia pur nella speranza, della gloria del Signore.

Chiediamo a Dio di morire a noi stessi, per poi risorgere con Cristo; di condurre una vita simile alla sua, passando dalla morte alla vita, dalle tenebre alla luce, da una vita imperfetta ad una vita perfetta e degna di Lui.

Buona Pasqua di risurrezione!

Audio del commento

Sabato Santo

Da un’antica «Omelia sul Sabato santo». (Pg 43, 439. 451. 462-463)

La discesa agli inferi del Signore
Che cosa è avvenuto? Oggi sulla terra c’è grande silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme: la terra è rimasta sbigottita e tace perché il Dio fatto carne si è addormentato e ha svegliato coloro che da secoli dormivano. Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi.
Certo egli va a cercare il primo padre, come la pecorella smarrita. Egli vuole scendere a visitare quelli che siedono nelle tenebre e nell’ombra di morte. Dio e il Figlio suo vanno a liberare dalle sofferenze Adamo ed Eva che si trovano in prigione.
Il Signore entrò da loro portando le armi vittoriose della croce. Appena Adamo, il progenitore, lo vide, percuotendosi il petto per la meraviglia, gridò a tutti e disse: «Sia con tutti il mio Signore». E Cristo rispondendo disse ad Adamo: «E con il tuo spirito». E, presolo per mano, lo scosse, dicendo: «Svegliati, tu che dormi, e risorgi dai morti, e Cristo ti illuminerà.
Io sono il tuo Dio, che per te sono diventato tuo figlio; che per te e per questi, che da te hanno avuto origine, ora parlo e nella mia potenza ordino a coloro che erano in carcere: Uscite! A coloro che erano nelle tenebre: Siate illuminati! A coloro che erano morti: Risorgete! A te comando: Svegliati, tu che dormi! Infatti non ti ho creato perché rimanessi prigioniero nell’inferno. Risorgi dai morti. Io sono la vita dei morti. Risorgi, opera delle mie mani! Risorgi mia effige, fatta a mia immagine! Risorgi, usciamo di qui! Tu in me e io in te siamo infatti un’unica e indivisa natura.
Per te io, tuo Dio, mi sono fatto tuo figlio. Per te io, il Signore, ho rivestito la tua natura di servo. Per te, io che sto al di sopra dei cieli, sono venuto sulla terra e al di sotto della terra. Per te uomo ho condiviso la debolezza umana, ma poi son diventato libero tra i morti. Per te, che sei uscito dal giardino del paradiso terrestre, sono stato tradito in un giardino e dato in mano ai Giudei, e in un giardino sono stato messo in croce. Guarda sulla mia faccia gli sputi che io ricevetti per te, per poterti restituire a quel primo soffio vitale. Guarda sulle mie guance gli schiaffi, sopportati per rifare a mia immagine la tua bellezza perduta.
Guarda sul mio dorso la flagellazione subita per liberare le tue spalle dal peso dei tuoi peccati. Guarda le mie mani inchiodate al legno per te, che un tempo avevi malamente allungato la tua mano all’albero. Morii sulla croce e la lancia penetrò nel mio costato, per te che ti addormentasti nel paradiso e facesti uscire. Eva dal tuo fianco. Il mio costato sanò il dolore del tuo fianco. Il mio sonno ti libererà dal sonno dell’inferno. La mia lancia trattenne la lancia che si era rivolta contro di te.
Sorgi, allontaniamoci di qui. Il nemico ti fece uscire dalla terra del paradiso. Io invece non ti rimetto più in quel giardino, ma ti colloco sul trono celeste. Ti fu proibito di toccare la pianta simbolica della vita, ma io, che sono la vita, ti comunico quello che sono. Ho posto dei cherubini che come servi ti custodissero. Ora faccio sì che i cherubini ti adorino quasi come Dio, anche se non sei Dio.
Il trono celeste è pronto, pronti e agli ordini sono i portatori, la sala è allestita, la mensa apparecchiata, l’eterna dimora è addobbata, i forzieri aperti. In altre parole, è preparato per te dai secoli eterni il regno dei cieli».

Venerdì Santo

VANGELO DEL GIORNO: (Gv 19, 25-30)

Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!».
Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.

Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca.
Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.

COMMENTO a cura di Matteo Truffelli, Presidente nazionale dell’Azione Cattolica Italiana

Sembra l’ora della resa. Tutto è finito. La vita di Gesù, i sogni grandi, tutte le promesse sembrano inchiodate sulla Croce. Non c’è più spazio per la speranza. Sembra aver vinto l’odio, la gelosia, la paura. Cosa rimane di quel Gesù che viveva di gesti di amore, di accoglienza, di benedizione, di perdono, di guarigione?

Ora Gesù è in croce, apparentemente sconfitto. Basta cuori che sussultano, basta folle che ascoltano in silenzio un nuovo modo di vivere.
Le folle se ne sono andate. Gesù è rimasto solo. Poche persone sono lì accanto a lui, con il cuore triste e tanta paura.

Ma il versetto che abbiamo ascoltato non è solo una fine. È un inizio.
Ci sono due verbi, “è compiuto” e “consegnò”, che riescono a disegnare nuove vie per ritornare ad amare e a vivere.
Sono i verbi dell’obbedienza, dell’affidamento totale, dell’amore incondizionato, della fiducia nei confronti di Dio.

Due verbi che dicono: ho dato tutto quello che avevo, ho amato fino ad allargare il cuore, ho respirato tutti i respiri della vita che Tu mi hai donato e ora posso allargare le braccia, non in segno di resa, ma di abbandono totale e fiducioso.
È l’abbandono del figlio, non quello del condannato.

Allora in questo giorno santo, ognuno di noi è chiamato a misurarsi sulla sua capacità di amare, sul suo allargare le braccia per accogliere tutti. Sulla sua capacità di affidarsi e consegnarsi.
La nostra vita si svolge tra questi due verbi, compiere e consegnare. P
erché ogni cosa che noi compiamo nella vita è anche una consegna di speranza che mettiamo nel cuore degli altri.

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