Quaresima 23 Marzo

VANGELO DEL GIORNO: (Mt 26,14-25)

In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariòta, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnare Gesù.

Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate tin città, da un tale, e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.

Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».

COMMENTO a cura di don Tony Drazza, Assistente Nazionale del settore giovani di Azione Cattolica

La sera è la parte della giornata in cui si smette di fare delle cose e si apre un tempo “altro” che dovrebbe riportare i nostri cuori alla lentezza e cominciare a riassaporare le cose della vita. La sera è il momento in cui ognuno di noi cerca, e spero trovi, un po’ di relax, dopo le fatiche della giornata. La sera con il buio ti fa vedere le cose da un altro punto di vista, che è più intimo, più attento, più profondo.

Ci sono cose profonde che si vedono solo quando intorno a te, a noi, c’è il buio. È il tempo delle domande più profonde, della ricerca delle cose che contano e delle risposte inseguite durante tutto il giorno. Mi sembra che la sera sia il tempo dell’amore vero, delle parole dolci sussurrate nell’orecchio dell’amata, dei discorsi che danno senso alla vita. In questa sera così intima Gesù decide di far sedere i suoi amici, i compagni di tanti viaggi, che con Lui hanno cercato di far vedere Dio agli altri; in questa sera Gesù si siede con loro. Non è il tempo di incontri e di fare miracoli, è solo il tempo di sussurrare nel cuore dei discepoli e di affidarsi al loro cuore.

Gesù si è accorto che intorno a Lui c’è aria pesante e anche qualche discepolo non riesce a nascondere la pesantezza di questo momento. Spesso anche noi, come i discepoli, facciamo fatica a nascondere le preoccupazioni della vita.
Ma ancora una volta Gesù offre ai discepoli un’altra, un’altra possibilità di vivere le pesantezze. In una sera così drammatica, triste e a volte angosciata invece di prepararsi, di arrabbiarsi, di pensare che con qualcuno dei discepoli aveva fallito, chiede di sedersi a tavola, luogo dell’amicizia intima, della familiarità ordinaria e dona quel poco che era rimasto della sua vita.

Allora la tavola diventa per noi oggi una nuova possibilità per consegnare ad altri le nostre storie più profonde, i nostri desideri più nascosti. La tavola diventa il luogo in cui ogni uomo può essere ristorato; la tavola diventa il luogo dove accogliere tutti, dove con tutti provare a riprendere il cammino, con libertà e senza alcuna minaccia.

La tavola diventa il luogo della decisione libera di seguire Gesù o andar via.
Ora, in questa settimana, in questi giorni santi tocca a te decidere dove stare: o rimanere seduto accanto a Gesù per poter ripartire nonostante il tradimento o alzarti, andare via, e scegliere di legare il tuo cuore ad altro.

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Quaresima 22 Marzo

VANGELO DEL GIORNO: (Gv 13,21-33.36-38)

In quel tempo, [mentre era a mensa con i suoi discepoli,] Gesù fu profondamente turbato e dichiarò: «In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà».

I discepoli si guardarono l’un l’altro, non sapendo bene di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece cenno di informarsi chi fosse quello di cui parlava. Ed egli, chinandosi sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». Rispose Gesù: «È colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò». E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariòta. Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui.

Gili disse dunque Gesù: «Quello che vuoi fare fallo, fallo presto». Nessuno dei commensali capì perché gli avesse detto questo; alcuni infatti pensavano che, poichè Giuda teneva la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. Egli, preso il boccone, subito uscì. Ed era notte.

Quando fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire».

Simon Pietro gli disse: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi». Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!». Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità io ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte».

COMMENTO a cura di Ivana Sessa, membro di equipe di Pastorale Giovanile Arcidiocesi di Napoli

Gesù è turbato ma è, comunque, pronto ad affrontare il viaggio della Croce. Gesù lo sa che “uno” degli apostoli lo tradirà ma non lo caccia via, lo fa sedere a tavola, condivide con lui il Pane. Anche per lui salirà sul legno della croce.

“Uno di voi mi tradirà”.
Quante volte ci siamo voltati attorno per capire a chi fossero indirizzate queste parole?
E quante volte, abbiamo pensato che fossero rivolte a noi? Si, siamo tutti un po’ traditori.

Tradiamo Gesù, tradiamo il nostro prossimo, i nostri amici e tradiamo noi stessi. E per cosa? Per trenta denari mascherati dietro false illusioni, vane speranze, sogni di gloria o, semplicemente, mascherati dietro un sentimento di vendetta per essere stati traditi. Giuda ha CONSEGNATO Gesù nelle mani dei Romani ma Gesù si è DONATO nelle mani del Padre per la vita di tutti.

E noi? Siamo traditi o traditori? Consegnamo nella mano del nemico o riusciamo, comunque, ad essere dono anche per coloro che non ci amano?

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Quaresima 21 Marzo

VANGELO DEL GIORNO: (Gv 12,1-11)

Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Làzzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Làzzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo.

Allora Giuda Iscariòta, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro.

Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».

Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Làzzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Làzzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.

COMMENTO a cura di Michele Tridente, vicepresidente nazionale settore giovani di Azione Cattolica

Maria è una donna che spreca. Questa è l’immagine che questo brano del Vangelo di Giovanni ci suggerisce. Non trattiene nulla per se di quel prezioso profumo, ma lo versa tutto. È un comportamento scandaloso agli occhi di Giuda, ma forse anche agli occhi di ciascuno di noi.

Perché questo spreco ci viene da chiederci? Giuda pensa allo spreco: lo stipendio di un anno buttato via così in una sola volta! In realtà, Giovanni ci dice che era solo un ladro:non gli interessava niente dei poveri, voleva solo intascare il ricavato della vendita. Gesù invece, che conosce il cuore di Maria, guarda con dolcezza a quel gesto carico d’amore e la difende.

Maria non parla, non dice una parola, ma agisce: il suo gesto parla da solo. Quante volte sono tanto bravo con le parole, ma sto immobile e non mi impegno per il bene. Il profumo è il dono costosissimo di una donna che si sente immensamente amata, e che risponde con un gesto che dice il suo amare a dismisura. Nel lavare e asciugare i piedi, si fa serva come Gesù avrebbe poi fatto nell’ultima cena. Questa semplice donna mi insegna che l’amore vero è spreco, è dono gratuito, che spesso contrasta le razionali logiche dell’efficienza di cui anche noi siamo schiavi.

Ed io, come vivo abitualmente le mie relazioni? Cercando di trattenere sempre qualcosa per me o sono capace di donare senza riserve, senza calcoli?
Solo così potrò davvero, come Maria, riempire del profumo della gioia la mia vita e le mie relazioni.

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Domenica delle Palme

Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Luca

In quel tempo, tutta l’assemblea si alzò; condussero Gesù da Pilato e cominciarono ad accusarlo: «Abbiamo trovato costui che metteva in agitazione il nostro popolo, impediva di pagare tributi a Cesare e affermava di essere Cristo re». Pilato allora lo interrogò: «Sei tu il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». Pilato disse ai capi dei sacerdoti e alla folla: «Non trovo in quest’uomo alcun motivo di condanna». Ma essi insistevano dicendo: «Costui solleva il popolo, insegnando per tutta la Giudea, dopo aver cominciato dalla Galilea, fino a qui». Udito ciò, Pilato domandò se quell’uomo era Galileo e, saputo che stava sotto l’autorità di Erode, lo rinviò a Erode, che in quei giorni si trovava anch’egli a Gerusalemme.
Vedendo Gesù, Erode si rallegrò molto. Da molto tempo infatti desiderava vederlo, per averne sentito parlare, e sperava di vedere qualche miracolo fatto da lui. Lo interrogò, facendogli molte domande, ma egli non gli rispose nulla. Erano presenti anche i capi dei sacerdoti e gli scribi, e insistevano nell’accusarlo. Allora anche Erode, con i suoi soldati, lo insultò, si fece beffe di lui, gli mise addosso una splendida veste e lo rimandò a Pilato. In quel giorno Erode e Pilato diventarono amici tra loro; prima infatti tra loro vi era stata inimicizia.
Pilato, riuniti i capi dei sacerdoti, le autorità e il popolo, disse loro: «Mi avete portato quest’uomo come agitatore del popolo. Ecco, io l’ho esaminato davanti a voi, ma non ho trovato in quest’uomo nessuna delle colpe di cui lo accusate; e neanche Erode: infatti ce l’ha rimandato. Ecco, egli non ha fatto nulla che meriti la morte. Perciò, dopo averlo punito, lo rimetterò in libertà». Ma essi si misero a gridare tutti insieme: «Togli di mezzo costui! Rimettici in libertà Barabba!». Questi era stato messo in prigione per una rivolta, scoppiata in città, e per omicidio. Pilato parlò loro di nuovo, perché voleva rimettere in libertà Gesù. Ma essi urlavano: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!». Ed egli, per la terza volta, disse loro: «Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato in lui nulla che meriti la morte. Dunque, lo punirò e lo rimetterò in libertà». Essi però insistevano a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso, e le loro grida crescevano. Pilato allora decise che la loro richiesta venisse eseguita. Rimise in libertà colui che era stato messo in prigione per rivolta e omicidio, e che essi richiedevano, e consegnò Gesù al loro volere.
Mentre lo conducevano via, fermarono un certo Simone di Cirene, che tornava dai campi, e gli misero addosso la croce, da portare dietro a Gesù. Lo seguiva una grande moltitudine di popolo e di donne, che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso di loro, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: “Beate le sterili, i grembi che non hanno generato e i seni che non hanno allattato”. Allora cominceranno a dire ai monti: “Cadete su di noi!”, e alle colline: “Copriteci!”. Perché, se si tratta così il legno verde, che avverrà del legno secco?».
Insieme con lui venivano condotti a morte anche altri due, che erano malfattori.
Quando giunsero sul luogo chiamato Cranio, vi crocifissero lui e i malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno».
Poi dividendo le sue vesti, le tirarono a sorte.
Il popolo stava a vedere; i capi invece lo deridevano dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto». Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».
Era già verso mezzogiorno e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio, perché il sole si era eclissato. Il velo del tempio si squarciò a metà. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo, spirò.
Visto ciò che era accaduto, il centurione dava gloria a Dio dicendo: «Veramente quest’uomo era giusto». Così pure tutta la folla che era venuta a vedere questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornava battendosi il petto. Tutti i suoi conoscenti, e le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, stavano da lontano a guardare tutto questo.

COMMENTO a cura di Mons. Tommaso Caputo, Arcivescovo di Pompei

Oggi, domenica delle Palme, riviviamo la giornata trionfale di Gesù, il re della pace, che entra a Gerusalemme, accolto come Messia dalla gente semplice. Poi, con l’ascolto del Vangelo, ripercorriamo la Via Crucis.
C’è un forte contrasto tra la splendida accoglienza di Gesù nella città santa e gli ultimi momenti della sua vita, fino alla morte, nell’abbandono fiducioso al Padre: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito».
Può sembrare un paradosso, ma proprio il nostro mondo, che ci tiene ad essere così autonomo e autosufficiente, ha bisogno, per essere salvato, della “debolezza” di Dio. Nella sua “debolezza” si manifesta tutto il suo amore per l’uomo: un amore che giunge fino all’abisso del non senso, della morte.
Per essere davvero degni di Lui, per essere discepoli credibili, anche noi dobbiamo amare i nostri fratelli fino a dare la vita per loro, facendo nostra la misura di Gesù.
Anche a noi, prima o poi, viene chiesto, nelle piccole e grandi prove della vita, di abbandonarci nel cuore del Padre, di consegnare il nostro “io”, per fare nostra la sua volontà.
Imitiamo Gesù, agnello immolato, ed accettiamo dalle mani di Dio tutto ciò, che, nel bene e nel male, vorrà donarci.
Se faremo così, potremo, poi, godere anche noi della gioia della Risurrezione.

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Quaresima 19 Marzo

VANGELO DEL GIORNO: (Mt 1,16.18-21.24a)

Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».

Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore.

COMMENTO a cura di don Michele Falabretti, Responsabile nazionale della Pastorale Giovanile

Cari amici, vi voglio dire davvero grazie per questa bellissima opportunità di condividere il vostro cammino di quaresima. Oggi lo facciamo in compagnia di uno di quei personaggi che non facciamo fatica a definire un gigante del Vangelo: San Giuseppe.
Il “gioco” strano del calendario di quest’anno ce lo fa incontrare in piena quaresima, anzi alla vigilia della Grande Settimana, quella che ci tiene legati a Gesù nel momento più critico e importante della sua vita.

Si dice spesso di San Giuseppe che ha saputo essere grande nel suo silenzio. Il vangelo non ci consegna di lui nemmeno una parola: possiamo solo immaginare che un cuore grande nell’ascolto diventa capace dei più bei gesti di tenerezza. Con grande delicatezza il Vangelo ci fa capire che Giuseppe era molto innamorato di Maria è preoccupato per lei; i suoi gesti si trasformeranno in gesti di cura anche per Gesù, di cui difende la vita e a cui insegna le cose che ogni buon papà sa offrire ai propri figli. Qualcuno ha detto che per non essere di disturbo a Dio, Giuseppe sarebbe stato capace di rinunciare all’amore della sua vita: Maria. Sapremo seguire il Signore allo stesso modo?

Io credo che un po’ sì, ne saremo capaci. Se sapremo – come Giuseppe – lasciar parlare Dio nei sogni più belli della nostra vita.

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