
Questo modo che Giovanni ha di presentare il conflitto tra Gesù e le autorità religiose non è solo qualcosa che avviene nel lontano passato. E’ anche uno specchio che rispecchia ciò che avviene oggi.
In nome di Dio, alcune persone si trasformano in bombe ed uccidono. In nome di Dio sono stati commessi molti orrori e continuiamo a commetterli oggi giorno. La quaresima è un periodo importante per fermarsi e chiedersi: qual è l’immagine di Dio che abita nel mio essere?
Gesù dimostra di essere il Figlio di Dio con una duplice argomentazione, quella della Scrittura e quella delle opere straordinarie compiute nel nome del Padre.
Gesù reagisce in modo pacato al gesto violento dei suoi avversari: “Vi ho mostrato molte opere buone da parte del Padre; per quale di queste opere mi lapidate?”. E dal Sal 81, di valore incontestabile per i giudei, contesta la loro risposta: che se dei semplici uomini sono chiamati dèi e figli dell’Altissimo, quanto più è Figlio di Dio colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo per essere il rivelatore definitivo e il salvatore universale.
La seconda argomentazione di Gesù a prova della sua divinità è costituita dalle opere eccezionali compiute nel nome del Padre. E’ il Padre che, nel Figlio, compie le sue opere.
Gesù si ritira a Betania, dove il Battista aveva svolto il suo primo ministero. Questo ritorno di Gesù nel luogo dove aveva avuto inizio la sua rivelazione pubblica forma un’inclusione.
Forse l’evangelista vuole insinuare che la sua manifestazione davanti al mondo iniziata a Betania si conclude, dopo essersi infranta contro il muro dell’incredulità dei giudei.