Quaresima – Mercoledì 29 Marzo (Gv 5,17-30)


Il Vangelo di oggi è molto bello perché ci dice due cose importanti e “semplici”

Oggi Gesù ci svela il suo segreto, come si fa a vivere ..”da Dio”. Ed è molto semplice basta (solo) vivere come il Padre, avendo come esempio il Padre!

Ci dice, inoltre, che siamo Figli.. Che in qualunque situazione ci troviamo, siamo figli! E questo è bellissimo, Gesù non smette di ricordarcelo!

In comunione con Lui, sapendo di avere un Padre e alleato da seguire vi auguriamo.. buona giornata e buon cammino!

Quaresima – Martedì 28 Marzo (Gv 5,1-16)

“Vuoi guarire?” Diretto e senza giri di parole come è Dio. Sì perché Lui ti ha sognato in un modo (a Sua immagine e somiglianza) e desidera che tu così sia. Dio ha negli occhi chi noi siamo veramente, come noi siamo veramente: belli. Proprio per questo ci chiama in causa, proprio per questo richiama la nostra volontà, la nostra libertà di scegliere. “Tu vuoi guarire?” Lo vuoi veramente? Il voler guarire, il voler essere bello, essere il sogno di Dio per cui ha deciso di metterci al mondo e donare Suo Figlio per il paralitico e per noi è il primo grande atto di Fede che possiamo fare. È l’atto che ci salva, amarci come Lui ci ama è il desiderio, la Fede che ci salva.

Noi come il paralitico diamo spesso la colpa agli altri, che il mondo è ingiusto, che siamo sfigati etc. ma Dio parla a noi, non alla società, ai massimi sistemi: Dio sta parlando a noi. Per questo dice: “Alzati prendi la tua barella e va’!” Ci guarda negli occhi e ci dice di puntare in alto, di alzarci dal nostro compiangerci e andare, andare a largo (“duc in altum”), andare incontro a Lui da risorti.

Quaresima – Lunedì 27 Marzo (Gv 4,43-54)

Da genitore posso confermare che non vi è nulla di più spaventoso che vedere o anche solo pensare alla sofferenza del proprio figlio, del temere per la sua vita; per guarirlo saremmo disposti ad interpellare i migliori esperti in medicina, a sottoporlo a innumerevoli quantità di visite ed esami, a sperimentare nuove medicine o nuovi trattamenti. Il funzionario, invece, lo affida a Gesù, gli chiede in maniera insistente di scendere nella sua casa per guarirlo, ma Gesù non lo segue: si limita ad annunciare la guarigione del figlio (“Va’, tuo figlio vive”). E il funzionario, invece di arrabbiarsi o rimanere deluso, si rimette in cammino verso la propria casa, pieno di fiducia per le Parole che gli sono state dette. PAROLE! Non fatti, non segni, semplici parole…. Che gran fede ha dimostrato! Ed è stato proprio il suo atto di fede a portare nella sua casa la vera salvezza.
Credere alla parola è vivere! Credere senza cedere alla tentazione di inutili ragionamenti, del bisogno di certezze e rassicurazioni o senza pretendere segni: credere, fidarsi e basta!

Quaresima – Domenica 26 Marzo (Gv 9,1-41)

Il vedere è fondamentale per gustare la vita. Lo stesso vale per la fede. Vedere significa entrare in una consapevolezza nuova circa la relazione con Dio. Il cieco nato viene guarito da Gesù non solo per vedere la vita che gli scorre a fianco, ma per contemplare la fede, nell’incontro con Lui, il Cristo, il Messia, il Figlio di Dio. Questa guarigione non avviene per i Giudei. Che paradosso!
La nostra vita a volte è simile a quella del cieco che si è aperto alla luce, che si è aperto a Dio, che si è aperto alla sua grazia. A volte purtroppo è un po’ come quella dei dottori della legge: dall’alto del nostro orgoglio giudichiamo gli altri, e perfino il Signore! Oggi, siamo invitati ad aprirci alla luce di Cristo per portare frutto nella nostra vita.
Buona domenica

Quaresima – Sabato 26 Marzo (Lc 1,26-38)

Oggi è il giorno della Parola, dell’Annuncio. Maria è la donna del sì, di quel sì che da inizio a un cammino, a un tempo di attesa in cui siamo chiamati a ritornare per provare un gusto nuovo. L’attesa è un incontro, un saper accogliere i propri sì e lasciare che questi prendano forma dentro di noi. Maria sceglie umilmente di farsi guidare, non ci indica il cosa, ma come essere amati, amare e divenire noi stessi amore creando lo spazio per Dio nella nostra vita. La verginità di Maria è ben diversa dalla sterilità. Chi è sterile cerca di darsi la vita da solo, si fa del male perché non ha uno sguardo che va oltre, essere vergine e fecondi, invece, significa non cercare vita in cose che non possono dartela, non accettare compensazioni, ma essere consapevoli di avere già la vita perché questa ci è stata donata affinché ce ne prendessimo cura e portasse frutto per gli altri. L’angelo fa visita nella quotidianità perché è proprio negli aspetti che trascuriamo di più e che magari non accettiamo che Dio ci vuole incontrare per portarvi la luce. Essere pieno di grazia significa essere pieno di Dio, e questo è possibile anche nella fatica, nel deserto, nella sensazione di vuoto che è comunque spazio di Dio. È Lui che pone il seme, il cammino è già dentro di noi perché ad ognuno di noi è riservato il Suo Sì, e accoglierlo significa lasciarsi portare a compimento