
Quante cose si potrebbero dire su questa pagina di Vangelo, se non fosse per l’epilogo si potrebbe anche cogliere il lato un po’ comico…
Giuda arriva nel giardino con un gruppo di soldati, quanti? Forse 5? 10? Soldati abituati alla guerra, con spade, scudi, armature… e poi ci sono anche alcune guardie del Tempio, anche loro armate…
Come se oggi vedessimo una schiera di poliziotti in tenuta antisommossa…
E cosa succede?
Di fronte a un uomo solo, disarmato e che si consegna spontaneamente… loro indietreggiano e cadono?
Una volta preso, Gesù viene legato… chiaramente, ha fatto di tutto per non essere preso…
Scusate la divagazione e torniamo un po’ più seri come le circostanze richiedono.
La Pasqua è il centro di tutta la nostra fede, ma non ci sarebbe Pasqua senza la giornata di oggi. Non ci può essere resurrezione se prima non si muore, come non può nascere nulla se il seme non muore nella terra.
Dopo duemila anni siamo ancora qui a ricordare quell’uomo che morendo sulla croce e poi risorgendo ci ha salvati. Ma è dovuto salire su quella croce, ha dovuto subire ogni sorta di umiliazione, ha patito dolori indicibili con la fustigazione. E ogni volta che noi guardiamo quella croce con quella scritta I.N.R.I. Ogni volta Lui ci dice Io Non Ritorno Indietro. Lo ha fatto per me, lo ha fatto per te, lo ha fatto per ciascuno di noi. E lo rifà continuamente, ogni volta che con il nostro peccato lo feriamo.
Conosciuta e spesso citata è una pagina del vescovo di Molfetta, don Tonino Bello. “Nel Duomo vecchio di Molfetta, c’è un grande crocifisso di terracotta. L’ha donato, qualche anno fa’, uno scultore del luogo. Il parroco, in attesa di sistemarlo definitivamente, l’ha addossato alla parete della sagrestia e vi ha apposto un cartoncino con la scritta: collocazione provvisoria. La scritta, che in un primo momento avevo scambiato come intitolazione dell’opera, mi è parsa provvidenzialmente ispirata… Collocazione provvisoria. Penso che non ci sia formula migliore per definire la croce. La mia, la tua croce, non solo quella di Cristo… Coraggio, fratello che soffri. La tua croce, anche se durasse tutta la vita, è sempre collocazione provvisoria. Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Ecco le sponde che delimitano il fiume delle lacrime umane… Coraggio, fratello che soffri. C’è anche per te una deposizione dalla croce. C’è anche per te una pietà sovrumana. Ecco già una mano forata che schioda dal legno la tua. Ecco un volto amico, intriso di sangue e coronato di spine, che sfiora con un bacio la tua fronte febbricitante. Ecco un grembo dolcissimo di donna che ti avvolge di tenerezza. Tra quelle braccia materne si svelerà, finalmente, tutto il mistero di un dolore che ora ti sembra assurdo… Tra poco, il buio cederà il posto alla luce, la terra riacquisterà i suoi colori verginali e il sole della Pasqua irromperà tra le nuvole in fuga”.