Quaresima – Sabato 1 Aprile (Gv 7,40-53)

Chi è Dio per noi? Cosa ci è stato detto su di Lui?

Per capire chi è Dio è necessario spogliarsi delle credenze abitudinarie che ci siamo creati, passando dalla legge alla grazia, dalla sicurezza di una scatola chiusa alla liberazione dei doni che Dio ci ha fatto.
Spesso crediamo di essere liberi se siamo coerenti, senza accorgerci che nei criteri che ci siamo imposti perdiamo vita. È necessario oltrepassare la mediocrità e la comodità, bisogna sbilanciarsi nella fede e mettersi totalmente in gioco.

Dio rende di nuovo feconda la vita che è morta con il sigillo che noi e gli altri hanno costruito.
Spesso ci è stato raccontato di un Dio giudice, oppressivo, ma Dio non è nient’altro che amore e la bellezza dell’amore è il saper accogliere e trasfigurare anche e soprattutto l’imperfezione, la fragilità. Noi, come creature del sesto giorno, non siamo chiamati ad essere bravi, ma ad essere belli, figli. Non dobbiamo aspettare di essere perfetti, di aver ordinato ogni cosa per cercare l’Incontro, Dio ci chiede di ritrovare la vita esattamente nelle situazioni in cui siamo, anche in quelle che sanno di dolore poiché dove vi è amore vi è presenza di Dio e il Signore fa nuove tutte le cose. È Lui a fare il miracolo, noi siamo chiamati a metterci il desiderio!

Quaresima – Venerdì 31 Marzo (Gv 7,1-2.10.25-30)


C’è sempre qualcuno che ha bisogno di conferme, che si appella alle regole.

Il problema, nell’infuocata diatriba fra Gesù e i suoi connazionali, è che egli parla liberamente e nessuno lo ferma. Nessuno lo ha riconosciuto come Messia?

Però dà comunque fastidio, perché mette tutti e tutto in discussione.

Nonostante la tensione crescente Gesù non tace e grida la sua fede, grida nel tempio la sua prospettiva di Dio. Anche nelle nostre chiese siamo chiamati a dire la nostra fede senza paura, con coraggio e determinazione.

Curiosa, infine, l’annotazione cronologica di Giovanni; siamo nelle vicinanze della festa delle Capanne, festa che ricordava il lungo peregrinare nel deserto, nella terra di mezzo, di Israele. Giovanni la definisce come “festa dei Giudei”. Non è più una festa di Dio, ma come ai giorni nostri, solo un giorno di vacanza come ferragosto o un dover fare regali come Natale, o un motivo per mangiare come Pasqua o pasquetta…

Quaresima – Mercoledì 29 Marzo (Gv 5,17-30)


Il Vangelo di oggi è molto bello perché ci dice due cose importanti e “semplici”

Oggi Gesù ci svela il suo segreto, come si fa a vivere ..”da Dio”. Ed è molto semplice basta (solo) vivere come il Padre, avendo come esempio il Padre!

Ci dice, inoltre, che siamo Figli.. Che in qualunque situazione ci troviamo, siamo figli! E questo è bellissimo, Gesù non smette di ricordarcelo!

In comunione con Lui, sapendo di avere un Padre e alleato da seguire vi auguriamo.. buona giornata e buon cammino!

Quaresima – Martedì 28 Marzo (Gv 5,1-16)

“Vuoi guarire?” Diretto e senza giri di parole come è Dio. Sì perché Lui ti ha sognato in un modo (a Sua immagine e somiglianza) e desidera che tu così sia. Dio ha negli occhi chi noi siamo veramente, come noi siamo veramente: belli. Proprio per questo ci chiama in causa, proprio per questo richiama la nostra volontà, la nostra libertà di scegliere. “Tu vuoi guarire?” Lo vuoi veramente? Il voler guarire, il voler essere bello, essere il sogno di Dio per cui ha deciso di metterci al mondo e donare Suo Figlio per il paralitico e per noi è il primo grande atto di Fede che possiamo fare. È l’atto che ci salva, amarci come Lui ci ama è il desiderio, la Fede che ci salva.

Noi come il paralitico diamo spesso la colpa agli altri, che il mondo è ingiusto, che siamo sfigati etc. ma Dio parla a noi, non alla società, ai massimi sistemi: Dio sta parlando a noi. Per questo dice: “Alzati prendi la tua barella e va’!” Ci guarda negli occhi e ci dice di puntare in alto, di alzarci dal nostro compiangerci e andare, andare a largo (“duc in altum”), andare incontro a Lui da risorti.

Quaresima – Lunedì 27 Marzo (Gv 4,43-54)

Da genitore posso confermare che non vi è nulla di più spaventoso che vedere o anche solo pensare alla sofferenza del proprio figlio, del temere per la sua vita; per guarirlo saremmo disposti ad interpellare i migliori esperti in medicina, a sottoporlo a innumerevoli quantità di visite ed esami, a sperimentare nuove medicine o nuovi trattamenti. Il funzionario, invece, lo affida a Gesù, gli chiede in maniera insistente di scendere nella sua casa per guarirlo, ma Gesù non lo segue: si limita ad annunciare la guarigione del figlio (“Va’, tuo figlio vive”). E il funzionario, invece di arrabbiarsi o rimanere deluso, si rimette in cammino verso la propria casa, pieno di fiducia per le Parole che gli sono state dette. PAROLE! Non fatti, non segni, semplici parole…. Che gran fede ha dimostrato! Ed è stato proprio il suo atto di fede a portare nella sua casa la vera salvezza.
Credere alla parola è vivere! Credere senza cedere alla tentazione di inutili ragionamenti, del bisogno di certezze e rassicurazioni o senza pretendere segni: credere, fidarsi e basta!