Oggi è il giorno della Parola, dell’Annuncio. Maria è la donna del sì, di quel sì che da inizio a un cammino, a un tempo di attesa in cui siamo chiamati a ritornare per provare un gusto nuovo. L’attesa è un incontro, un saper accogliere i propri sì e lasciare che questi prendano forma dentro di noi. Maria sceglie umilmente di farsi guidare, non ci indica il cosa, ma come essere amati, amare e divenire noi stessi amore creando lo spazio per Dio nella nostra vita. La verginità di Maria è ben diversa dalla sterilità. Chi è sterile cerca di darsi la vita da solo, si fa del male perché non ha uno sguardo che va oltre, essere vergine e fecondi, invece, significa non cercare vita in cose che non possono dartela, non accettare compensazioni, ma essere consapevoli di avere già la vita perché questa ci è stata donata affinché ce ne prendessimo cura e portasse frutto per gli altri. L’angelo fa visita nella quotidianità perché è proprio negli aspetti che trascuriamo di più e che magari non accettiamo che Dio ci vuole incontrare per portarvi la luce. Essere pieno di grazia significa essere pieno di Dio, e questo è possibile anche nella fatica, nel deserto, nella sensazione di vuoto che è comunque spazio di Dio. È Lui che pone il seme, il cammino è già dentro di noi perché ad ognuno di noi è riservato il Suo Sì, e accoglierlo significa lasciarsi portare a compimento
