Il Vangelo di oggi ci mette di fronte a una domanda precisa: in che cosa ci distinguiamo dagli altri, dai pubblicani, dai pagani? Cosa rende unica la nostra missione?
Gesù ci invita ad amare il nostro prossimo in modo incondizionato, cosa impossibile all’uomo ma possibile a Dio perché la sua non è una logica della giustizia ma dell’amore.
Questo brano mi fa pensare al quinto comandamento: “Non uccidere”. Ma cosa vuol dire? Spegnere una vita significa spegnerne il fondamento d’amore, attraverso il pregiudizio, l’indifferenza, la maldicenza, lo sguardo rivolto unicamente su se stessi, cose che facciamo e subiamo quotidianamente.
Ma Dio è relazione e quando ci si lascia attraversare dal Suo sguardo d’amore, quando ci si fida e ci si affida a questo sguardo, riceviamo occhi nuovi per ammirare la bellezza di cui siamo parte, seppur imperfetta a volte, mani nuove per essere una carezza per la vita degli altri, una Parola nuova per essere veri testimoni, e un cuore nuovo che, anche ferito, sappia essere feritoia attraverso cui accogliere e diffondere la luce che solo un amore del genere è in grado di avere.