VANGELO DEL GIORNO: (Gv 8,21-30)
In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire».
Dicevano allora i Giudei: «Vuole forse uccidersi, dal momento che dice: “Dove vado io, voi non potete venire”?».
E diceva loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati». Gli dissero allora: «Tu, chi sei?».
Gesù disse loro: «Proprio ciò che io vi dico. Molte cose ho da dire di voi, e da giudicare; ma colui che mi ha mandato è veritiero, e le cose che ho udito da lui, le dico al mondo».
Non capirono che egli parlava loro del Padre. Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite».
A queste sue parole, molti credettero in lui.
COMMENTO a cura di Lucia Colombo, vicepresidente nazionale settore giovani di Azione Cattolica
Sono molto intensi i passi del Vangelo di Giovanni di questi giorni, carichi di moniti. Gesù sta facendo un’operazione grandissima, per arrivare a toccare i cuori anche dei più duri di comprendonio.
E c’è da considerare che non si trova di fronte a degli sprovveduti, ma a dei “bravi” ebrei.
Gente che si impegna a suo modo nel culto, ma che a volte, come succede a me, rischia di razionalizzare un po’ troppo. Si perché spesso mi capita di voler chiudere tutto dentro alcuni schemi mentali che mi porto dietro.
E ha un bel dire Gesù: “attenzione, ragazzi, perché voi siete di questo mondo, ma io no!”. Nonostante le sue parole molto chiare, faccio fatica a considerare che c’è un di più talmente bello da sfuggire, nella sua totalità, alla mia capacità percettiva.
E invece è proprio attraverso quel qualcosa che Gesù È, che il Figlio entra nella mia vita assieme al Padre, che non mi abbandona. Quindi sta a me guardare con gli occhi di chi sa farsi spaccare il cuore dalla meraviglia.
Di chi sa fermare l’arrovellarsi del cervello, per una buona volta.
Di chi sa chiudere la bocca, rinunciando a capire tutto e subito, preferendo fare spazio a quel Dio-uomo innalzato che nutre di inaspettato ogni giorno.
A dirigere la quotidianità, fatta di scelte molto piccole e molto concrete, verso quel Dio, affidandocisi fino in fondo.